Siamo soli. E questa è la buona notizia.

Capita a tutti un momento difficile. Si perde il lavoro, una storia finisce o addirittura muore qualcuno che ti sta vicino.  Però sei fortunato. Sei circondato  da tante persone che sulle dita di una mano non si contano,e per questo sei grato a Dio o forse solo a te stesso. Persone che ti dicono: “Hey, io ci sono, quando vuoi, una birra, una telefonata, una chiacchierata, ti voglio bene, ricordalo!”

Quando vuoi.. Allora sta di fatto che sto tornando da una cena a casa di mia sorella, e sono un po’ giù per una cosa che non vi spiego e mi va di fumare una sigaretta con il Ciccio, il migliore amico di sempre. E allora approfittando spudoratamente di tutti i quando vuoi  che il Ciccio ha promesso di regalarmi, provo a chiamarlo.

Però il Ciccio non risponde. Sarà sul divano troppo stanco per mettersi qualcosa di decente addosso e magari fa finta di non vedere la chiamata. Starà guardando i soliti film di Pozzetto e Villaggio.  Oppure si è addormentato e basta. Ma io non ci rimango male, risparmio una sigaretta e una buona mezzora di sonno.

Con questo non voglio dire che che i “quando vuoi”,  non siano detti con il cuore, anzi. Pero’ creano delle aspettative, creano una sorta di dipendenza.

Negli anni ho imparato una cosa, fra tante. Ho imparato che l’unica persona che per te ci sarà sempre sei solo tu. Ho imparato a non dipendere dagli altri e a non dipendere dalle consolazioni altrui in un momento di debolezza.

Ho imparato che gli altri non vanno aspettati, non vanno supplicati e che la compassione serve solo quando non te la aspetti. Ci sei solo tu con te stesso. E ad un certo punto della tua vita, capisci che l’unica cosa che ti rimane è tirare fuori i coglioni e guardarti allo specchio. E sei poi il Ciccio ti chiama la mattina dopo, ben venga, sei contento.

Inizia a camminare da solo, che poi una mano arriverà, ed afferrarla sarà puro piacere, non sarà dipendenza, non sarà elemosina. Ho imparato a non dipendere da una distrazione per stare bene. Non mi interessa uscire la sera per non pensare a una cosa triste. Piuttosto esco da solo, perché nessuno in genere vuole andare dove voglio io. Bisogna sempre andare dove c’è gente per distrarsi, non l’ho mica capita sta cosa. Bisogna sempre andare dove ci sono luci, confusione, chiacchiere, musica. E alla fine ti ritrovi in un posto dove non vuoi stare, inebetito temporaneamente dalla tua reale condizione. E allora fanculo.

Sto in casa a guardarmi allo specchio. Come Vincent Cassel ne La Haine che scimmiotta De Niro in Taxi Driver mi guardo dentro e mi chiedo: ce l’hai con me? stai parlando con me!?

Faccio i conti con me stesso, con le mie scelte e con quello che sono davvero.  Dalla tua condizione non ci scappi uscendo un sabato sera o circondandoti di persone inutili. La tua condizione va guardata negli occhi, va accolta e va affrontata. Solo così sarai in grado di superarla. La cosa più sovversiva da fare è stare in casa quando si è un po’ giù. Bisogna tuffarsi in quella tristezza da cui si cerca sempre di scappare, bisogna godersela fino in fondo, magari accompagnandola con una canzone altamente deprimente, ne ho una memoria piena. E solo quando ti sarai goduto e succhiato fino in fondo la tua tristezza potrai uscire là fuori. Solo quando avrai la consapevolezza che sei fottutamente da solo avrai le palle per affrontare la merda che ti cade sulla testa. E quando lo scoprirai sarà bellissimo.

About Timido Loquace

Ho un lavoro fatto di numeri che mi rende grigio. Cerco di colorarmi scrivendo della vita.

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